IL MARCHESE Onofrio Del Grillo

Alto dignitario pontificio, marchese di Santa Cristina e conte di Portula. Appartenente ad un’aristocratica famiglia fabrianese, trascorse la maggior parte della vita nella Roma papalina, ricoprì i ruoli di Sediario pontificio, Cameriere di cappa e spada di Sua Santità e Guardia nobile. Onofrio nacque a Fabriano il 5 maggio 1714 da Bernardo Giacinto e dalla nobildonna Maria Virginia Possenti. Laureatosi ad diritto ecclesiastico e in diritto civile, la sua vita si svolse prevalentemente a Roma dove, sotto Pio VI, divenne capo della camera capitolina. Nei periodi di sede vacante del Papa fu il responsabile dell’ordine pubblico (conservatore “della jure”) ruolo che ricoprì a detta dei contemporanei in modo quantomeno originale. Riuscì anche a dilapidare eredità favolose guadagnando quella fama di bizzarro ed eccentrico personaggio che ancora oggi continua a vivere. Per tutta la vita il marchese Onofrio mantenne un forte legame con la sua città natale dove si sposò nel 1757 con la nobildonna romana Faustina Capranica, dove trascorreva abitualmente il periodo estivo e dove visse fino alla morte avvenuta nel 1787.

IL TITOLO DI MARCHESE
La casata dei Del Grillo di origine genovese e successivamente trasferitasi in Toscana, giunse a Fabriano da Firenze nel secolo XVII. Il primo ad avere il titolo marchese, attribuitogli nel 1672 da Clemente X fu Cosimo (1623- 1711). Titolo che era collegato ai possedimenti di Santa Cristina che la famiglia amministrava direttamente presso Gubbio e che Cosimo trasmise al nipote Bernardo. Bernardo, che già discendeva dal ramo fabrianese Del Grillo, risiedeva a Roma nel palazzo dello zio, che si trova tuttora presso la “Salita Del Grillo” nei pressi del Mercato di Traiano. Egli adottò quindi il nipote Onofrio il quale, morto lo zio nel 1757, venne nominato da lui unico erede.

LA NOBILTÀ FABRIANESE
La presenza della famiglia diede lustro all’intera città, tanto che così scriveva il canonico Graziosi nel suo “Memorie storiche di Fabriano” (1733): «Fabriano viene condecorato ed illustrato da cinque feudi posseduti da Famiglie Nobili, tutte quivi abitatrici in più distinti Palazzi, le quali sono indipendenti da questa Città essendo di quelli assoluto Padrone. Il primo e principale con titolo di Marchesato, posseduto dal Signo- re Bernardo Marchese del Grillo, di Gubbio. Gli altri quattro, con nome di Contea, sono dei Maurizi o Maruti, Della Genga, Stelluti-Scala, De Vecchi ». I Del Grillo furono imparentati con le primarie famiglie nobili fabrianesi quali i Possenti, i Vallemani, i Peroli e Bernardo Giacinto e Virginia Possenti. Bernardo Giacinto era figlio di Onofrio “senior” e Beatrice Vallemani. Onofrio “senior” era figlio di Bernardo “senior” e Francesca Peroli.

PALAZZO DEL GRILLO
Il palazzo di famiglia, tuttora esistente, è situato nel centro della città di Fabriano, poco distante dalla piazza principale. Vi si accede dalla Piazzetta del Podestà, il civico è il numero 8. In un documento del 1742 conservato presso l’archivio di stato di Roma ritroviamo, realizzati a china e acquerello, la pianta e il prospetto di alcune delle proprietà del Marchese Bernardo del Grillo, una porzione dell’orto e alcune delle fabbriche annesse ricomprese tra l’allora via delle Broccare (via Corridoni) e via Santa Caterina.

LO STEMMA DI FAMIGLIA
“D’azzurro, all’albero sradicato d’oro addestrato da un leone rampante del medesimo affrontato al tronco. Era raffigurato nella cappella di Famiglia all’interno della chiesa Cattedrale di San Venanzio. Lo stesso blasone è inoltre tuttora presente nella chiesa di Sant’Agostino (unito a quello dei Montani) e nella cappella privata all’interno della Villa di Famiglia in Località Vatria di Rocchetta Bassa. La tradizione vuole il capostipite Giovanni Del Grillo (vissuto a Firenze nel 1325) fosse di origine genovese. Lo stemma fabrianese differisce completamente da quello dei Grillo di Genova, il quale è invece: “Di rosso alla banda d’argento caricata di un grillo nero posto in banda”.

IL PRIMO TEATRO DI FABRIANO
Il nonno di Onofrio, da cui egli prese il nome, fu uno dei fondatori del primo teatro di Fabriano.  ‘600 allorquando il consiglio di credenza del Comune accettò la 1686 dai Signori Onofrio del Grillo, Camillo Vallemani e Giovanni Antonio Stelluti. Per la fabbrica venne concesso il salone del già Palazzo Chiavelli. In precedenza, tra il 1600 e il 1686, si ha notizia di strutture temporanee realizzate interamente in legno dove avvenivano gli spettacoli teatrali. 

L’OSPEDALE DEGLI INFERMI
Il primo ospedale della città dedicato alla cura degli infermi era situato nei locali, ora demoliti, posti tra il complesso del Buon Gesù e il Palazzo del Podestà. Era composto da sette vani ed aveva un capitale di circa 2.000 scudi derivante da rendite, e proprietà di case e poderi. Esso era gestito dalla Confraternita del Sacramento della vicina Cattedrale, presieduta dal nostro Marchese Del Grillo. E fu proprio grazie al suo interessamento che il 10 aprile 1766 allo scopo di migliorare le condizioni dei degenti, furono chiamati da Roma per prendere in carico la gestione i Fratelli di San Giovanni di Dio, ordine religioso assistenziale meglio conosciuto con il nome di “Fatebenefratelli”. Frati che tengono tutt’oggi nella Capitale il nosocomio situato presso l’isola Tiberina. 

LA VILLA 
Costruita tra il 1771 e il 1774, sorge a quattro chilometri da Fabriano. Un “relais” circondato da tre ettari di parco, una vera e propria oasi di relax. Il Marchese volle fosse imponente, in posizione elevata e ben visibile anche da lontano. Il complesso che in origine ebbe il nome era talmente grandioso agli occhi dei fabrianesi dell’epoca tanto voce che avesse ed un totale di 365 aperture” … una dimora estiva degna cioè dell’alto lignaggio del suo proprietario! Lo scalone nord che converge al salone delle feste, oggi intitolato ad Alberto Sordi, indimenticabile attore che con la sua interpretazione ha reso noto il personaggio in tutto il mondo. Dal salone, nel piano “nobile  della villa si può accedere alle va- rie camere: Un piccolo ingresso introduce alla suite del Marchese Onofrio, il baldacchino è ripreso da un disegno trovato in un libro dell’800 sulla villa. Quattro guardaroba ad angolo simboleggiavano le stagioni, uno però era finto e   e nascondeva una doppia porta con passaggio segreto attraverso il quale si dice usciva- no un tempo con discrezione le numerose amanti del padrone di casa. A sudovest del salone si accede invece alla “suite della Contessa”, appartenuta fino agli anni ’80 del Novecento alla nobile fabrianese contessa Vallemani. La camera è stata realizzata da restauratori umbri dopo aver terminato i restauri della basilica di Assisi lesionata dal terremoto del 1997.
Lo specchio con la cornice intagliata a mano è l’originale del 1700. Adiacente la suite della contessa vi è la “camera del Gentile o del Podestà” dove venivano ospitati i dignitari e gli alti personaggi di alto rango legati al clero, mentre a nordest la “camera del Duca” riferita al duca Possenti, nonno per parte di madre del Marchese Onofrio. Tra i vari ambienti della villa, troviamo inoltre, al piano ancora superiore, il “romitorio”, ove si ritiene che il Marchese si ritirasse in contemplazione. Mentre al pianterreno si trova la cappella privata della villa ed all’esterno è situata la “locanda”, una struttura che fungeva un tempo da dependance.

SCHERZI E BEFFE A VOLONTÀ
Lo spirito “burlone” del Marchese è divenuto oggigiorno leggendario. Tanti sono gli aneddoti che la tradizione popolare romana, e non solo, attribuisce al Marchese del Grillo. Il regista Mario ne ha proposta un’ampia serie, prendendo spunto dai racconti che si tramandano e – talvolta – adattandoli alle esigenze cinematografiche apportandone alcune modifiche. L’aneddoto più conosciuto è quello dell’abitudine che aveva Onofrio di lanciare dalla finestra dei sassi verso il popolino e verso gli ebrei che passavano per la via. Le rimostranze del rabbino fanno intervenire il Papa, che richiama il Marchese e lo invita a smetterla con questa incivile abitudine. “Santità – rispose Onofrio – è più forte di me!”. “Se proprio non puoi farne a meno, tiragli della frutta”, propose il Papa. “Santità, la prendo in parola”, accettò il Marchese, che da quel momento cominciò a tirare pigne e castagne con tutta la scorza spinosa. Il Papa lo richiama ancora: “Onofrio, avevi promesso di tirargli solo la frutta!”. “E perché, perché questi non so’ frutti de pino e de castagno?”, gli rispose il Marchese. Un altro famoso aneddoto è ambientato proprio a Fabriano. Onofrio invitò a cena tutti i più rappresentativi uomini della città. La villa è illuminata a festa, le tavole sono riccamente imbandite, offre il suo più prelibato vino di cantina, tutto è accompagnato dalle più belle musiche del tempo. La festa si svolge allegramente fino a tarda notte Finché arriva l’ora del commiato. Ringraziamenti a non finire degli ospiti, alcuni un po’ brilli, che tornano verso le loro case… ma… non trovano più i portoni delle loro abitazioni! Infreddoliti e disorientati, si radunano tutti in piazza interrogandosi l’un l’altro su cosa fosse accaduto. Non sapevano che il Marchese del Grillo aveva ingaggiato un gran numero di muratori che, durante la festa, in gran segreto avevano murato e intonacato tutti gli ingressi delle loro case! 

“SOR MARCHESE, È L’ORA”
«Sor Marchese, è l’ora», è la celebre frase che nel film di Monicelli precede l’esecuzione di Gasperino il Carbonaro e che è anche l’epitaffio dello stesso Alberto Sordi situata nel Cimitero del Verano a Roma. L’ora, o meglio il giorno, in cui si concluse in realtà il viaggio terreno del Marchese Onofrio del Grillo fu il 6 gennaio 1787, quando venne a mancare, all’età di 73 anni, nella sua città natale. L’atto di morte è ancora oggi presente nei registri della chiesa cattedrale di San Venanzio a Fabriano. Stando a quanto riportato da alcune cronache la sua salma sarebbe poi stata trasportata a Roma e sepolta nella basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini, ma di questo trasferimento del corpo non è stato ad oggi possibile rintracciare documenti certi.